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Facciata

La facciata è scandita da quattro lesene che poggiano su un alto zoccolo su cui insiste il timpano di chiusura; al centro si apre il portale con due mensole che sostengono il cornicione, sovrastato da due archi ciechi concentrici.

La nicchia a sinistra contiene la statua del Santo Patrono Bartolomeo che porta sul braccio la propria pelle, mentre nella nicchia a destra è collocata la statua del Beato Oglerio, abate di Lucedio.

Nella parte superiore i due bassorilievi raffigurano San Michele, a sinistra, e la Beata Maddalena 

Panattieri, a destra.

Al centro è visibile lo stemma della città di Trino.

Il campanile di sinistra risale all’epoca di ricostruzione della chiesa, mentre quello di destra conserva tracce di muratura medioevale.
Lo stile sobrio e classicheggiante deriva dai rifacimenti del 1839.

INTERNO

L’unica navata è coperta da una volta a crociera, scandita da lunette e costoloni, in corrispondenza delle lesene che dividono ogni lato in quattro cappelle a fondo piatto.

Il precedente edificio, distrutto durante l’assedio del 1628, si presentava diviso in quattro navate.

Altre due cappelle più ampie ai lati del presbiterio formano un transetto.

Il vano centrale è chiuso da un’abside curva, illuminata da due alti finestroni e coperta da un semicatino decorato. All’interno il coro è composto da sedili in noce del XVIII secolo.

All’ingresso si possono ammirare due acquasantiere del XVII secolo.

L’altare maggiore è in marmo.

Il tabernacolo è chiuso da una porta dorata, a sbalzo, che rappresenta l’Angelo che sveglia il Dormiente.

In un altare laterale è visibile l’urna contenente le sacre reliquie del Beato Oglerio, sacerdote e monaco cistercense, seguace di San Bernardo di Chiaravalle; fu nominato abate dell’Abbazia di Santa Maria di Lucedio. Fece da mediatore e paciere in numerose controversie del tempo e operò contro l’eresia degli albigesi; si dice che abbia allontanato alcuni spiriti maligni da una località ligure.

Del 1861 è l’organo-orchestra, il primo strumento di nuova concezione, realizzato dai fratelli Lingiardi.

OPERE

Pietro Francesco Guala, San Bartolomeo battezza i reali d’Armenia

Pala d’altare, olio su tela, 415 x 235 cm, 1733-1734

La tela testimonia l’intensa azione di diffusione del Vangelo in Asia Minore da parte dell’apostolo San Bartolomeo e rappresenta tre episodi differenti uniti in una stessa scena: San Bartolomeo che battezza i reali d’Armenia, San Michele che caccia Satana e l’intercessione della Vergine presso Cristo.

Al centro in alto si trova Gesù Cristo seduto su una nuvola di colore grigio-azzurro, con indosso un velo di colore verde acqua, circondato da angioletti con i capelli ricci e biondi. Ai suoi piedi Maria è inginocchiata su una nuvola e indossa una veste color celeste drappeggiata a incorniciarle il volto; alla vita si intuisce la presenza di una cintura. L’abito e il mantello sono ricchi di pieghe che creano giochi di luce e di ombre. Il viso, visto di profilo, ha un’espressione estatica: gli occhi sono rivolti verso l’alto, mentre i capelli sono coperti da un velo. Con il gesto delle braccia presenta al figlio ciò che sta accadendo sotto di loro. 

Fra Gesù e Maria c’è San Michele, sospeso nell’aria, mentre, con una spada infuocata, scaccia Satana che è nascosto dalla Regina e da una donna che sta spiegando a suo figlio cosa accade. Davanti a questa donna si trova la regina d’Armenia, con un vestito lungo, bianco e con sopra un mantello blu arricchito da un pellicciotto in prossimità del collo. Davanti alla regina si trova il Re d’Armenia, inginocchiato, che riceve il battesimo da San Bartolomeo. Il Re indossa un lungo vestito rosso ed un mantello tendente al marrone e porta al collo una stola d’ermellino. San Bartolomeo, a sinistra, indossa una tunica verde ed è scalzo. Davanti al Re, un paggio vestito di blu porta su un vassoio la corona che il sovrano ha tolto per ricevere il Battesimo. Colpisce la semplicità del Santo che rappresenta l’autorità nel servire Dio, in confronto alla ricchezza del Re che diventa umiltà di fronte alla fede. In secondo piano tre personaggi osservano con interesse l’evento.

Orsola Caccia, dopo il 1648, Presentazione di Gesù al tempio, tela, 298 x 198 cm

Il soggetto è ricorrente nelle arti visive, in quanto realizzato da molti importanti autori come Giotto, Ambrogio Lorenzetti, Andrea Mantegna, Tintoretto.

L’episodio è raccontato nel Vangelo di Luca: Maria e Giuseppe portarono il Bambino al Tempio di Gerusalemme quaranta giorni dopo la sua nascita, per «offrirlo» a Dio. Durante la visita, incontrarono il vecchio Simeone, cui era stato predetto che non sarebbe morto prima di vedere il Messia. Simeone annunciò che il Bambino sarebbe stato luce per le nazioni e gloria di Israele, ma profetizzò anche la sofferenza di Maria. La profetessa Anna, un’anziana vedova che si trovava nel Tempio, identificò anch’essa pubblicamente il bambino come messia. 

La festività ricorre il 2 febbraio e oggi è conosciuta popolarmente come Candelora, infatti si benedicono le candele come simbolo della luce di Dio.

Nel dipinto Simeone tiene il Bambino raffigurato con braccia spalancate e sguardo rivolto al cielo: il vecchio uomo incontra l’uomo nuovo.

In basso a sinistra Sant’Agata con la palma,  una donna con la cesta che contiene colombe bianche simbolo dello Spirito Santo, Giuseppe, Maria, la personificazione della luce, a destra di Simeone Sant’Anna, la Beata Maddalena, Sant’Attilio, soldato della Legione Tebea, una legione romana decimata perché rifiutò di giustiziare alcuni cristiani.

Girolamo Giovenone, 1510-13, Trittico della Madonna del Latte

La figura al centro rappresenta l’Immacolata Concezione, che offre il latte al Bambino mentre lo guarda amorevolmente; da qui si dipartono raggi luminosi che sono delimitati dal contorno di una mandorla, simbolo di fecondità e rinascita di una natura religiosa; la forma ogivale è ottenuta dall’intersezione di due cerchi con lo stesso raggio e ricorre spesso nelle rappresentazioni artistiche.

Tutto intorno stanno angeli serafini di colore rosso.

Nelle composizioni ai lati, le figure inginocchiate rappresentano il profilo dei committenti, dietro ai quali stanno a sinistra San Domenico di Guzman, rappresentato con il libro, e a destra San Lorenzo con la palma del martirio.

I gruppi di personaggi sono delimitati da colonne molto elaborate, concluse da capitelli corinzi.

I panneggi morbidi delle vesti individuano le forme dei corpi. I colori sono molto vivaci, si nota una netta prevalenza dell’oro e del rosso.

La resa coloristica risente ancora dei retaggi culturali lombardi di fine Quattrocento; la resa luministica è raffinata e predilige gli afflati fiochi.

Il pavimento policromo è realizzato a mosaico.

L’opera, pur realizzata in età giovanile, mostra lo spessore artistico del pittore che risente dell’influenza del “Polittico dei Calzolai” presente nel Duomo di Torino.

IIS “Lagrangia”, Liceo Artistico “Alciati”, Vercelli-Trino, 2013, Croce in ferro e vetro, esterno, cortile prospiciente la Casa Parrocchiale

La produzione di arte sacra a Trino prosegue nella contemporaneità e diventa tributo di studenti e docenti del Liceo Artistico. La Croce è oggetto di design, realizzato dopo attenta progettazione con studio di forme e materiali. Grazie ai colori brillanti e alla forma armoniosa, si inserisce nel contesto con adeguata suggestione estetica.