Facciata

In stile neoclassico, è scandita da quattro lesene giganti di ordine tuscanico che sorreggono la trabeazione, su cui si imposta, al centro, il frontone con timpano vuoto.

L’ingresso è collocato sotto un portico a volta, impostato su colonne sempre di ordine tuscanico ed è sormontato da un rosone decorato con vetrate policrome che compongono motivi ornamentali cruciformi e a stella. 

Il campanile del XV secolo è suddiviso in cinque registri da cornici a dente di sega e da teorie di archetti pensili; il fusto è alleggerito da monofore, binate nel secondo e terzo ordine. Sulla torre stanno tre campane.

INTERNO

La pianta rettangolare (basilicale) è suddivisa in tre navate da imponenti pilastri di forma cilindrica, rivestiti in cotto e coronati da un capitello esagonale in pietra.

Il presbiterio è ampio, elevato su tre gradini e seguito da un coro chiuso da un’abside rettilinea.

Le volte archiacute, con costoloni in laterizio, sono arricchite da una recente decorazione neogotica.

La struttura gotica originaria è stata modificata nei secoli successivi con l’aggiunta di cappelle in stile barocco; fra queste, si segnala quella dedicata alla Beata Maddalena Panattieri, fastosamente decorata con pitture murali, dipinti su tela, ornamentazioni in stucco e marmi policromi.

Maddalena, fin da giovanissima, divenuta monaca del Terz’Ordine Domenicano, praticò l’astinenza e i lunghi digiuni, ispirandosi alla passione di Gesù Cristo. Si dedicò alla preghiera e alla predicazione nella cappella a destra dell’altare maggiore.

Il corpo venne nascosto nel secolo XVII nel vicino oratorio di San Pietro Martire e rinvenuto nel 1964. Nel 1970, con l’autorizzazione della Santa Sede, fu solennemente ricollocato nella chiesa e divenne oggetto di notevole devozione.

Nelle due nicchie laterali, vengono custodite le reliquie (la mano, il teschio e oggetti personali), accompagnate da numerosi ex voto.

OPERE

Pietro Paolo Operti, c. 1760, La beata Panattieri supplica Cristo di risparmiare Trino, cappella della beata

La composizione si articola su due registri: quello superiore, che rimanda al mondo celeste, è dominato dalla figura di Cristo, situata in alto a sinistra. Protendendosi da una nube grigia e densa di tempesta, solleva con la mano destra un fascio di strali per scagliarli contro l’umanità peccatrice. Più in basso e in posizione centrale, proprio a suggerire il suo ruolo da intermediaria fra la dimensione divina e quella terrena, la Beata Panattieri, seduta su un’altra nuvola altrettanto plumbea, si volge verso Cristo per chiedergli di risparmiare dalla pena la comunità trinese. La Santa, dal volto segnato da rughe e contrito per il dolore, tiene le mani giunte in segno di preghiera. Accanto a lei, un angioletto paffuto le dona un giglio, simbolo di purezza. Altri putti e angioletti volteggiano accanto ai due protagonisti del dipinto. 

Nel registro inferiore l’Operti ci presenta il mondo terreno, in particolare la Trino settecentesca, con le sue chiese, fra cui, quella al centro, potrebbe essere identificata proprio con la chiesa di Santa Caterina di Alessandria.  

La suddivisione della figurazione su due registri, rappresentanti, rispettivamente, il mondo celeste e il mondo terreno, è accentuata dall’uso della luce: una luminosità calda, forse di origine divina, e proveniente dall’alto a sinistra, avvolge infatti la figura di Cristo ed investe quella della Beata Panattieri, indagandone i tratti dei volti e definendo il panneggio, ma non raggiunge la città sottostante, lasciandola pressoché nell’ombra, metafora del peccato. 

Nell’opera, incentrata sulle tonalità delle ocre e dei bruni, spiccano l’azzurro intenso del panneggio che avvolge il corpo di Cristo e il rosso aranciato del panneggio che copre parzialmente l’angioletto a fianco della Beata, inducendo lo sguardo dell’osservatore a soffermarsi su di essi.

Organo Serassi

A destra dell’altare maggiore, all’interno dell’orchestra è collocato un organo costruito nel 1793 da Carlo Serassi, costruttore che ottenne numerosi riconoscimenti, infatti i suoi strumenti divennero segno di prestigio anche in chiese periferiche.