Facciata

Il campanile, dotato di due campane, è a base quadrata e si sviluppa su cinque ordini, in quello superiore si aprono delle fornici; è dotato di orologio, ceduto dal Comune nel 1873. La facciata attuale, bicroma e bipartita, è ottocentesca: l’ordine superiore presenta una grande monofora, mentre nell’ordine inferiore si apre il portale d’ingresso del XVIII secolo, sovrastato dalla scritta  di intitolazione. Il tetto è a capanna, arricchito da due pinnacoli laterali.

Interno

L’insieme presenta caratteristiche prevalentemente barocche. La semplicità compositiva dell’impianto architettonico esterno impatta con la ricchezza degli interni. La chiesa presenta un’unica navata coperta da volta a botte, segnata da profonde unghie. Il presbiterio, molto ampio, comprende un altare e una balaustra in marmo pregiato, risalente al XVIII secolo. All’ingresso della zona presbiteriale si trovano due nicchie con i Santi Pietro e Paolo.

Ai lati dell’altare maggiore si trovano altri due altari, mentre nella parte posteriore è collocato un imponente coro ligneo, i cui sedili provengono dal Monastero della Santissima Trinità, il Convento delle Clarisse un tempo situato in via Gennaro. L’Arciconfraternita possiede un Archivio Storico, riconosciuto di interesse culturale dal MIC nel 2010, costituito da documenti cartacei di varia natura, risalenti al  periodo compreso tra il 1526 e la seconda metà del XX secolo. Il corpus documentario è stato pesantemente danneggiato dall’alluvione del 2000 e restaurato dalla Scuola di restauro del libro di Cremona.

Pregevole anche la collezione di arredi sacri.

Opere

Tommaso Saletta, 1764-1775, Cristo schernito

Il dipinto è collocato nell’orchestra lignea. Al centro della composizione spicca Gesù Cristo con il corpo coperto da un drappo rosso, a simboleggiare gli attimi della Sua Passione. 

Le braccia sono incrociate in segno di forte contrizione. La figura del Cristo è quella di un uomo che sta subendo, consapevole di subire perché sa di essere nel giusto. Il personaggio a sinistra, raffigurato di spalle, porge a Cristo una canna di bambù, simbolo di povertà. Il centurione in alto a sinistra comprime sul capo di Cristo la corona di spine, mentre l’uomo a destra lo indica e lo deride. In basso a destra è raffigurato un uomo meditabondo. L’impianto compositivo, la posa del Cristo e le cromie usate rimandano  al corpus statuario della Cappella XXXI, denominata “ l’Incoronazione di spine”, realizzata da Giovanni d’Enrico nel 1607 al Sacro Monte di Varallo.

Lo sfondo scuro consente di far risaltare le figure dei personaggi, in particolare di Cristo; per quanto riguarda l’ambientazione, si intravede soltanto una porzione di muro, probabilmente la scena si svolge all’esterno della città.

San Carlo in preghiera davanti alla Vergine, cappella omonima 

La tela mostra, in basso a sinistra, San Carlo Borromeo, protettore della Confraternita, in preghiera con sontuosa veste cardinalizia dai colori brillanti, mentre a destra SantAntonio da Padova tiene un giglio, simbolo di purezza; accanto a lui, troviamo sull’altare un libro sacro dove campeggia la scritta “siqueris”, la lode composta in onore del Santo. 

In secondo piano sono visibili alte figure di religiosi, in particolare, sulla sinistra, il vescovo Sant’Evasio, identificabile dal pastorale, il bastone dall’estremità ricurva. La Madonna con Bambino sovrasta dall’alto le figure dei religiosi in preghiera, donando loro insieme al Bambino Benedicente sguardi compassionevoli e devoti. Gesù Bambino tiene in mano una rosa di colore rosa, simbolo di devozione e sacrificio.

Il tendaggio, come una quinta teatrale, si apre alle spalle della scena lasciando intravedere un cielo plumbeo solcato da nuvole.

Il fondo scuro, a contrasto, pone in risalto i personaggi che risultano illuminati da una luce fredda e brillante. Le cromie sono vive e variano dai toni più bruni dello sfondo per arrivare al rosso della veste fiammante di San Carlo Borromeo. I panneggi sono mossi e donano vivacità ad una composizione ad impianto piramidale altrimenti statica. 

Francesco Antonio Mayerle, 1755, San Giuseppe, San Vincenzo De Paoli e San Camillo De Lellis consolano un agonizzante, tela, cappella di San Camillo

Lo spazio centrale del dipinto è occupato da San Camillo De Lellis che porge una piccola croce come viatico all’uomo agonizzante, mentre con l’altra mano, per confortarlo, gli indica il regno dei cieli a cui è destinato. L’agonizzante, in stato di forte sofferenza, è assistito da una donna che lo sorregge alle spalle e gli asciuga il volto con un panno. Un’altra donna, accovacciata in primo piano, affranta, sorregge il capo con una mano, mentre nasconde il viso.

Dal cielo emerge da una nube San Giuseppe con le braccia spalancate come per accogliere l’anima transeunte che verrà raccolta dai due angioletti in volo che tengono un giglio, simbolo di purezza.

Sul lato sinistro San Vincenzo De Paoli indica un libro di preghiere, strumento per affrontare il trapasso in grazia di Dio.

La composizione richiama nell’insieme l’iconografia tradizionale della Deposizione di Cristo a cui rimandano la figura maschile distesa con la parte inferiore del corpo avvolta in un panneggio; per la donna che gli sorregge le spalle e che richiama le ben più celebri raffigurazioni della Vergine nelle Pietà, e per la donna in primo piano, ricollegabile infine alla figura della Maddalena. 

Crocifisso con i simboli della passione, di fronte al coro ligneo

La Confraternita

L’Arciconfraternita dell’Orazione e Morte, che fece costruire la chiesa nel 1585, aveva originariamente  il compito di dare sepoltura ai morti abbandonati, per poi assumere quello di accompagnare al patibolo i condannati a morte. La principale finalità era soprattutto la preghiera; si richiedevano anche opere di misericordia corporale, elemosine ai poveri e concessione di dote a quattro ragazze da marito bisognose.

Ancora oggi in luglio si festeggia la ricorrenza di San Camillo De Lellis, patrono dell’Arciconfraternita, ma anche degli ammalati, degli infermieri e della sanità militare.

Dopo un triduo di preparazione, viene celebrata una messa solenne, seguita da una suggestiva cerimonia con la vestizione di nuovi confratelli.

Il 2 novembre viene recitato il Santo Rosario per la commemorazione dei defunti.